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Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia
La Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini,
Intervento presso Senato della Repubblica - Biblioteca “Spadolini”.

Signor Presidente del Senato, signora Ministra Josefa Idem, Vi ringrazio per l'invito che mi avete rivolto ad intervenire in un incontro che considero di grande importanza e di grande valore culturale.

Appena due settimane fa, qui a Roma, una coppia di giovani è stata aggredita e picchiata in modo "barbaro" - la definizione è degli investigatori - per il solo fatto di essere omosessuali. Due giorni dopo il pestaggio, gli aggressori erano liberi, imputati semplicemente di lesioni personali. Tutto ciò accade perché in Italia - a differenza della maggior parte dei Paesi dell'Unione Europea - la legge non prevede l'aggravante di omofobia per chi aggredisce o minaccia le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, o per chi incita all'odio nei loro confronti sul web.

Oggi, in occasione della nona Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, è più che mai necessario condannare con fermezza ogni forma di intolleranza e di incitamento all'odio verso le persone omosessuali.

Anche se l'Italia non raccoglie dati sulle violenze di natura omofoba, le aggressioni omofobe sarebbero in aumento. Le cronache ce lo riferiscono pressoché quotidianamente, così come viene denunciato dalle stesse associazioni per i diritti delle persone LGBT.

Le aggressioni e le violenze avvengono anche perché in Italia è tuttora diffusa una cultura machista ed omofoba, che riduce le donne ad oggetto e gli omosessuali a macchietta, a gruppo isolato, che può essere tollerato fintantoché non inizia a rivendicare i propri diritti e la propria identità. A quel punto diventa oggetto di attacchi a ogni livello, attacchi verbali e fisici.

E' ora che questi diritti - alla tutela dalle discriminazioni, al riconoscimento giuridico delle unioni - vengano riconosciuti anche nel nostro Paese.

Molte donne vittime di violenza di genere hanno paura a denunciare. La stessa cosa accade, e qui anche in misura maggiore, per le persone colpite da violenze omofobe: c'è la resistenza a denunciare.

E' necessario che le forze dell'ordine sviluppino un'adeguata formazione e sappiano rispondere in maniera efficace anche alle vittime di questo tipo di aggressioni e di minacce, perché troppo spesso le si sottovaluta, le si riduce a qualcosa di goliardico.

L'omofobia si combatte in tre modi. Bisogna garantire maggiori diritti. Bisogna punire chi attua violenze o aggressioni di natura omofoba. Bisogna combattere una battaglia culturale contro i pregiudizi e gli stereotipi.

1. Riconoscere diritti a chi non ne ha non significa toglierli ad altri, a chi già li possiede. Significa svolgere un'azione culturale dentro la società e tra le persone: dobbiamo o no essere uguali? Questo dice la Costituzione.

Per questo penso che le persone omosessuali devono veder riconosciute giuridicamente le loro unioni anche in Italia, come avviene già in diciotto - e, a breve, in diciannove - Paesi dell'Unione europea. L'Europa ce lo chiede. L'Europa non ci chiede solo il pareggio di bilancio, ci chiede anche di riconoscere diritti.

Non è più possibile che, com'è accaduto ad alcuni miei amici, due persone dello stesso sesso che desiderano passare il resto della loro vita assieme non possano avere un riconoscimento della loro unione, da parte dello Stato italiano, e debbano cercarlo e trovarlo all'estero. Non è più possibile che, se uno dei due partner di una coppia omosessuale è gravemente malato o viene a mancare, l'altro non abbia il diritto di stargli accanto in ospedale o di ereditare i suoi beni, così come avviene per chi è sposato.

In altri paesi - ed in altri tempi in Italia - erano i leader politici a portare avanti le battaglie per l'avanzamento dei diritti, spesso con grande coraggio ed in anticipo sui tempi. Adesso in Italia sembra accadere il contrario. Mentre la diversità di orientamento sessuale è ormai - nonostante gli intollerabili episodi di discriminazione - largamente accettata, il mondo politico è rimasto indietro. Sarebbe utile mettersi al passo per colmare questa distanza.

2. Bisogna perseguire chi incita all'odio contro gli omosessuali e chi si macchia di violenze nei loro confronti. Anche su questo fronte, dobbiamo recuperare un ritardo. Nella maggior parte dei Paesi dell' Unione Europea ci sono leggi che prevedono sanzioni penali per chi commette violenze omofobe o introducono il movente omofobo quale circostanza aggravante. Alcuni Paesi condannano la discriminazione omofoba - in maniera esplicita o implicita - perfino nelle loro Costituzioni. Nella scorsa legislatura, sono state presentate diverse proposte di legge per introdurre l'aggravante di omofobia nel codice penale e per inserire l'omofobia tra le tipologie di discriminazione sanzionate dalla legge Mancino. Auspico che il Parlamento attuale riprenda questo lavoro e lo porti finalmente a compimento. Mi adopererò, nell'ambito dei miei poteri, perché questo accada.

3. E' necessario, infine, che sia portata avanti con coraggio una battaglia culturale. Le donne in Italia hanno saputo, negli ultimi tempi, far sentire la loro voce contro la violenza di genere e contro la mercificazione dei loro corpi. Nelle prossime settimane - grazie all'impegno di tante donne in Parlamento e nel Governo - l'Italia sarà tra i primi Paesi membri dell'Unione Europea a ratificare la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica. Dobbiamo ora intraprendere anche un'altra grande offensiva ideale, quella per porre fine all'omofobia. Nelle scuole, l'orientamento sessuale di un ragazzo o di una ragazza non deve più scatenare il bullismo. Nelle strade delle nostre città, due persone che si amano devono poter passeggiare senza essere derisi, minacciati, aggrediti, per il solo fatto di essere lesbiche o gay. Questa battaglia va portata avanti nel paese, ma anche qui, in Parlamento. E non può essere un impegno di nicchia, riservato alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender.

E' un impegno che riguarda tutte e tutti noi, a prescindere dall'orientamento sessuale e anche dall'orientamento politico.

E sono certa che possiamo farcela.

http://presidente.camera.it/5?evento=92

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